Analisi Juventus-Bayern München
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| Juventus 2-2 Bayern München(43'Müller, 54'Robben, 63'Dybala, 76'Sturaro) |
A Torino finisce con un pareggio. Un pareggio che va benissimo alla Juventus, per come si era messo il match: Bayern in doppio vantaggio come nel 2013, Juventus che regala il primo tempo ai tedeschi. 0-2 all'intervallo e pratica praticamente chiusa per i tedeschi. Ma la Juve è pur sempre vicecampione d'Europa e lo dimostra nel secondo tempo, mostrando cuore, carattere e mentalità giusta. Fondamentale in ciò il lavoro di Mario Mandžukić, un lottatore nato come il Don Quijote, che difende in modo eccellente, fa il lavoro sporco, pressa come un dannato e soprattutto ha un'intesa spettacolare con Dybala a cui serve un assist al bacio. Dybala che freddo batte Neuer e non gli lascia scampo, ma non finisce qui, la Juve non muore mai, come dice Agnelli non muore mai: ecco quindi di forza su colpo di testa di Dybala il gol di Stefano "Sturapalloni" Sturaro, che sigla il finale 2-2. Il Bayern rimane leggermente favorito per il discorso qualificazione, ma la Juve ha tutte le capacità per tentare l'impresa. È può farcela, nulla è impossibile!
Ma andiamo ora, con l'aiuto del Grande Capo della Community Juventus Football Club, ad analizzare nel dettaglio il match.
RIMONTA JUVE, ORA LA QUALIFICAZIONE PASSA PER MONACO
Come un episodio di Rocky, uno a caso. L’eroe ne prende tante, ma davvero tante, per un tempo che pare lunghissimo. L’arbitro lo conta. Quando sembra più di là che di qua, si rialza. Trova energie chissà dove, e inizia a picchiare lui. Nei panni dell’eroe, come da coreografia iniziale, la Juve. Perché nessuno mette la Juve in un angolo. Nemmeno il Bayern marziano del primo tempo, nemmeno il laboratorio tattico di Guardiola. Ok, manca il lieto fine, il colpo da k.o. (i bianconeri hanno anche avuto più di una mezza occasione), ma questa non è Hollywood, ragazzi. Dybala e Sturaro (sì, sì, proprio Sturaro), trovano un pareggio (2-2) a cui, dopo un’ora, nemmeno Idris e Mughini ubriachi avrebbero creduto. Ok, i gol di Müller e Robben, in trasferta, lasciano i bavaresi in vantaggio. Ma al ritorno ci sarà una gara da giocare. Per come si era messa, praticamente una resurrezione.
LA GRINTA DEL BISONTE — La svolta arriva al 18’ della ripresa, ed ha la faccia(guarda caso!!), ancora una volta di Mario Mandžukić: è lui che recupera palla su Kimmich e manda in porta Dybala. Poi è lui che lotta portandosi dietro la squadra. Al 76’ è di nuovo lui che apre per Morata, quest'ultimo mette in mezzo per Sturaro: 2-2. In mezzo un altro paio di occasioni: roba da non crederci, dopo un primo tempo in cui la curva esultava quando i bianconeri passavano la metà campo. Bianconeri trasfigurati (e non può essere per l’ingresso del pur, stranamente!!, positivo Hernanes), quando sembrava che Müller e Robben li avessero mandati a casa. Müller, sempre lui: si era accasciato ai limiti dell’area piccola, con la porta spalancata, al 13’. Thomas può perdonare una volta, ma poi ripassa. Al 43’ è lui a raccogliere una respinta corta di Barzagli, dopo cross e controcross di Robben e Douglas Costa (pazzesco). Palla in rete, per la sesta volta in questa Champions (e 17 in Bundesliga). Gli altri ricamano, lui pianta lo spillone. E poi c’è chi ci piazza la firma, Arjen Robben: da un decennio (almeno) fa lo stesso gol, ma chi lo ferma? Parte a destra, rientra verso il centro, due finte e tiro a giro sul secondo palo: 2-0 al 55’. Il paradosso è che il tutto nasce da un’azione di contropiede. Sembrava la fine, invece è l’inizio di un’altra storia. Storia da applausi, comunque vada il ritorno. Perché il Bayern non è una squadra normale, e questa è un’impresa.
TATTICA E CUORE — Rappresentare i bavaresi con uno schema classico è come cercare di capire dove faccia i soldi Zuckerberg con Facebook per tassarlo: categorie e leggi sono inadeguate. Diciamo che nei primi 30 secondi Guardiola li piazza col 4-1-4-1 con Vidal davanti alla difesa, poi però il cileno si abbassa fra i due difensori centrali, Lahm agisce da interno e azzanna Pogba, davanti si occupa militarmente la trequarti con cinque uomini. Il risultato è che i rossi asfissiano la Juve. Il piano tattico di Allegri è più “scolastico”, invece: un 4-4-2 con tutti, Mandžukić e Dybala compresi a protezione dell’area. Talvolta con lanci lunghi o faticose e pregevoli uscite dalla difesa si prova a mettere la testa fuori. Buffon respinge 3 tiri, altri li vede passare sopra la traversa. Tutto sommato i tedeschi creano persino poco, per come dominano: il 2-0, dopo un’ora, ci sta tutto. Poi però, di colpo, la marea rossa si ferma: un errore di Kimmich (centrale d’emergenza), dà il via all’1-2, la difesa alta concede occasioni a Cuadrado e Pogba, la prevista sofferenza sulle palle alte porta al 2-2 di Sturaro. Lo Stadium resta inviolato in Champions, per ultimo qui passò proprio il Bayern nel 2013. Ma la Juve è cresciuta, da allora. Di testa, di forza, di convinzione. Alla fine i due pugili sono in piedi. Fino al prossimo episodio, in casa loro. Ma Guardiola non sarà tranquillo: l’eroe va giù, ma non resta mai giù.
LA FACCENDA ATKINSON - Ultimo argomento ed analisi che rimane è il caso dell'arbitro inglese Atkinson. Egli è stato nettamente inadeguato a detta di tutti per una gara così, valutato 3. Manca un rigore netto ai bianconeri(mano volontaria di Vidal con 4.8 metri di distanza da Pogba)ed entrambi i gol bavaresi andavano annullati, uno per fuorigioco attivo di Lewandowski che copre la visuale a Buffon e l'altro per un fallo di Lewandowski su Bonucci. Mancano inoltre fallì da entrambe le parti ed alcuni gialli. Neuer avrebbe dovuto ammonirlo per perdita di tempo. Episodi che sebbene siano "cavolate" potrebbero essere decisivi e sfavorevoli alla Juventus. Incompetente.

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