MUSICA - SANREMO 2025: LE PAGELLE DELLE CANZONI IN GARA!

FESTIVAL DI SANREMO 2025: LE PAGELLE DELLE CANZONI
Pochi alti e molti bassi in questa edizione


Introduzione
Come ogni anno, eccoci a valutare le canzoni della kermesse più importante del Bel Paese!
Olly, vincitore della 75° edizione con il Leone d'oro
Sì, Sanremo è nuovamente arrivato (e già finito da un bel pezzo, perdonate il ritardo dell'articolo): nella prima edizione dall'addio di Amadeus si nota un peggioramento nella scelta musicale da parte di Carlo Conti, successore del ravennate e una caratterizzazione più "seria" del precedente. 
Prima di iniziare è doveroso menzionare i vari esordi tra cui Bresh, Olly, Shablo e Joan Thiele tra i tanti oltre al medley spettacolare di Jovanotti e Mahmood, mentre era evitabile quello dei Planet Funk e altri avvenimenti.
Per la quota over tornano Massimo Ranieri (ne avremmo fatto anche a meno, si veda la pagella) e Marcella Bella.
Ma bando alle chance, passiamo alle valutazioni!

Valutazioni (in ordine di classifica)
OLLY - Balorda nostalgia - 6
Ha confermato i pronostici della vittoria finale (sia i bookmakers che il pubblico puntavano su di lui già dalle prime serate) ma non ci lascia alcuna nostalgia. Il pezzo, infatti, non è sicuramente innovativo e memorabile, tuttavia - forse in quanto ricordi un po' Il filo rosso di Alfa - si fa ascoltare ed è eseguito tutto sommato bene: un brano, "da compitino", insomma. Resta comunque l'ennesimo brano a tema romantico di una relazione finita alla Ultimo, ma meglio. Meriterebbe di vincere qualcosa di più innovativo...

LUCIO CORSI - Volevo essere un duro - 7
Probabilmente se avessimo fatto il nome di Corsi nessuno ci avrebbe messo una pezza sul suo successo. Eppure, ha stupito tutti con una canzone leggera che è stata eseguita molto bene soprattutto per la sua semplicità, andando all'Eurovision (causa rinuncia del vincitore, Olly) a guadagnarsi un buon risultato dopo le performance leggermente sottotono di Brividi, Due Vite e La noia
Menzione d'onore per aver portato Topo Gigio, un pupazzo antropomorfo, sul palco nella serata delle cover: scelta intrigante e non scontata - meno male che non è stato un duro, mi verrebbe da dire... d'altronde vivere la vita, è un gioco da ragazzi!

BRUNORI SAS - L'albero delle noci - 3
Ennesima pallata indie di cui ne potevamo fare a meno. Si salva solamente il testo molto profondo (ma neanche troppo), mentre per il resto si tratta di un brano anonimo, senza anima e troppo lento. Infatti viene totalmente lasciato nel cassetto persino dalle radio che puntano verso altri lidi.

FEDEZ - Battito - 8.5
Vi dirò, tra le cinque finaliste era quella che meritava di più la vittoria. Un pezzo forte, ben ritmato, che incalza sempre più in uptempo e che il rapper riesce a tenere bene anche sul palco, a differenza della partecipazione del 2021 con la Michelin. Il testo poi, che racconta delle sue problematiche (in particolare la depressione ma non solo, non a caso si presenta sul palco con delle lenti che mostrano pupille dilatate nere), è potente e significativo, diverso dai soliti "classici" romantici spaccaballe tipici del Festival. 
Il ritornello fa proprio riferimento a questo: Dentro i miei occhi, guerra dei mondi, tu mi conosci meglio di me. Vorrei guarire, ma non credo, vedo nero pure il cielo credo sia uno dei tratti più significativi del brano che si mostra crudo ma sincero. 

SIMONE CRISTICCHI - Quando sarai piccola - 2
Il peggior brano sentito, se la gioca con Tony Effe. Mi domando sinceramente come faccia ad essere quinto. Il testo, scritto nel lontano 2020 con la compagna Amara, si incentra sul rapporto tra madre-figlio, che nell'anzianità invertono i ruoli. Ma è questa la cosa peggiore: portare una falsa narrazione e pietismo adottato riguardo al significato del brano e alla strumentalizzazione della malattia di Alzheimer, giusto per far commuovere e cercare pietà dalla gente, dato che la madre manco ci soffriva di quella patologia (era affetta solamente, dal 2012, da un'emorragia cerebrale causata da un ictus). Insomma, come direbbero i vincitori del 2021 parla, la gente purtroppo parla. Se l'ultimo singolo risaliva al 2022 e non si vedeva più sulle scene un motivo sicuramente c'era...

GIORGIA - La cura per me - 5
Il brano porta la firma di Blanco e si nota in diversi passaggi come, ad esempio, fare una follia è come la normalità, per quegli occhi, per quegli occhi che fanno da luna oppure per finire a ingoiare tutta la paura fino a seguire la tua ombra e salire fino sugli alberi. Un testo interessante lasciato esprimere dalla bellissima voce di Giorgia che, tuttavia... non esprime appieno. Dovrebbe essere un brano comunque "triste, debole" che probabilmente Blanco saprebbe interpretare meglio, soprattutto con quel ruggente graffio che lo caratterizza... probabilmente l'avesse portata lui sarebbe stato meglio. Anche nella serata cover, dove ci si aspettava una performance impeccabile, è stata spesso sovrastata da una sottovalutata Annalisa.

ACHILLE LAURO - Incoscienti giovani - 5
Ci aveva abituato a ben altro negli scorsi Festival con performance strambe e canzoni più pazze e orecchiabili. In questo, invece, fa il Tananai di turno - per sua fortuna cantando bene - e si presenta con un brano molto più lento e cupo tipico del genere della ballata, che, purtroppo a Sanremo va alla grande. Incoscienti giovani è un brano volto al tema della ribellione, dell'amore giovanile e della malinconia, tipici argomenti dei meno anziani: di fatto, i ragazzi sono spesso incoscienti di quello che fanno... e non è nemmeno da stupidi portare un tema così, il problema, tuttavia, è che Lauro si eleva a un cantautorato troppo elevato per la resa che può avere, risultando l'ennesimo brano banale. Achille è l'ennesimo esempio che uscire troppo dai canonici propri schemi non sempre è una buona idea...

FRANCESCO GABBANI - Viva la vita - 4.5
Un bell'inno alla vita, il dono più prezioso che abbiamo. E lo fa nel suo modo: giocoso, scanzonato, felice - mostrando proprio quello che la vita dona, la felicità appunto. 
Il problema di base è che resta un brano anonimo e troppo "dolce", troppo "sanremese": nessun cambio di strumentale, nessuna ispirazione, nessuna voglia di saltare dalla sedia. Uguale a tanti altri sentiti sia nella kermesse, sia nel repertorio del cantautore toscano, uscito con un nuovo singolo da poco palloso come questo.

IRAMA - Lentamente - 4
Lentamente, sì... nell'oblio. Un brano che segue le orme delle scorse kermesse all'insegna della noia: nonostante sia eseguito abbastanza bene non ha potenza e non riesce a colpire nel segno. Eppure dei bei brani li sa creare, si pensi, per esempio a La genesi del tuo colore, un brano molto vivace e geniale. Finché, tuttavia, deciderà di continuare su questa strada non andrà tanto in alto sia a Sanremo che fuori, nonostante la graffiante voce. 
Un genere su cui non padroneggia, diciamo.

COMA_COSE - Cuoricini - 3
Stramaledetta canzone. Ti entra in testa per spaccarti i marroni - il che potrebbe anche essere positivo - e te li sfracella in mille pezzi. Cuoricini, cuoricini, quegli occhi sembran due fucili... dai, ma l'ha scritta un bambino per i bambini? Per non parlare di altre figure retoriche come Oggi mi sento una pozzanghera se l'ansia mi afferra / Se mi trascuri, impazzisco come maionese oppure Un divano e due telefoni, è la tomba dell'amore
Ce l'ha detto anche un dottore / Porta un chilo di gelato e poi nel dubbio porta un fiore / E almeno un kiss, please. L'unica cosa salvabile è la strumentale, forse
Dai, non prendiamoci per il culo.

BRESH - La tana del granchio - 6.5
L'esordio di Bresh poteva di certo essere migliore, senza alcun dubbio. Ma non lo considererei negativo: il pezzo è più o meno nel suo stile e non sfigura, con quell'inizio molto "ligure" alla De Andrè con cui, infatti, duetterà nella serata cover con Creuza de mâ, nonostante gli intoppi tecnici. Resta un buon testo e un timbro vocale molto particolare. Un buon brano che non decolla come ha fatto con Guasto d'amore, però.

ELODIE - Dimenticarsi alle 7 - 7.5
Ragazzi, cosa dire a questa Artista con la A maiuscola? Ormai si destreggia tra acuti, suoni dance, pop, più cupi e romantici con una facilità impressionante. Non emula il successo dello scorso singolo sanremese, Due, ma colpisce anche questa volta. Un bel brano che va in decrescendo, anche se, come dice lei stessa, che strano effetto che fa. Strumentale che strizza l'occhio all'elettronica anche se, forse, poco stucchevole. Positiva anche stavolta, però!

NOEMI - Se t'innamori muori - 5
Anche qui, la penna di Fabbriconi (coadiuvata da Mahmood) torna a riproporsi facendosi ben notare quanto il classico piano di Michelangelo, suo braccio destro nella produzione. Il pezzo, molto lento e romantico, viene eseguito dalla tipica voce di Noemi, graffiante quanto dolce ma - c'è un ma - forse non lo rende alla perfezione, risultando un po' debole, un po' come quello di Giorgia (vedi descrizione sopra). Il testo ci sta, ma poteva essere sfruttato meglio, risultando il solito "da Sanremo" senza alcuna novità. Insufficiente.

THE KOLORS - Tu con chi fai l'amore - 8.5
Dovrebbero istituire una scelta a parte per il rappresentante dell'Eurovision - sicuramente i The Kolors, ormai, sarebbero i favoriti a vincerlo. Dall'esordio del 2018 con Frida (mai, mai, mai) - un gran pezzo poco valorizzato - hanno fatto un cambio verso i tormentoni estivi: questo, al pari di Italodisco o il precedente Un ragazzo, una ragazza si candida come tormentone dell'estate in arrivo. Si, lo sappiamo tutti che saremo sulla spiaggia a ballare e cantare "mi piace un minimo, mi aspetti a Mykonos, in ogni rendez-vous... " pensando ovviamente a imitare Fru (menzione d'onore!), salito sul palco dopo un siparietto nelle reaction dei The Jackal. Sale come un ascensore (ci chiediamo ancora come interpretarlo...) a parte, è un pezzo fresco e vivace che fa ballare tutto l'Ariston addormentato già da mo'. Quale sarà il prossimo?

ROCCO HUNT - Mille vote ancora - 5
Rispetto alla rivoluzionaria Wake Up con cui ha debuttato a Sanremo, Rocco Pagliarulo torna con la sua classica canzone alla napoletana a cui unisce italiano e dialetto. Qui parla della sua terra, abbandonando gli ultimi lavori latineggianti e cercando di ritornare nei suoi canoni: purtroppo, però, non sfonda e rimane un po' nel dimenticatoio. Come dice lui stesso: mo’ riportami dove overamente songo je - beh, restaci se deve essere così.

WILLIE PEYOTE - Grazie ma no grazie - 9
Torna al Festival dopo quattro anni dall'esordio con Mai dire mai (la locura) e non delude nemmeno questa volta. Guglielmo, supportato dalla penna di Raige, fratello di Ensi, e dalla produzione dei suoi bracci destri Bestonzo e Romeo trova un pezzo arguto e che scorre via molto liscio su un tema abituale dei giorni della nostra vita, con menzione d'onore alla barra e ci hai provato anche più volte dei Jalisse ma l'insistenza non è mai così di classe riferendosi ai 28 rifiuti consecutivi di tornare alla kermesse dei vincitori del 1997.
Come il precedente singolo contiene delle spiccate critiche alla società: niente, il rapper torinese è intelligente, mirato, impeccabile. Insomma, non ne sbaglia una.

SARAH TOSCANO - Amarcord - 8
Bell'esordio per la cantante vigevanese tra le più giovani della kermesse! Produzione molto pop (ma comunque coadiuvata da interessanti strumenti ad arco) affidata agli esperti Merk e Kremont, una garanzia in questo, che viene ben eseguita dall'abilità vocale di Sarah, abile a raggiungere certe note e allunghi come nel caso di un po' mi avevi illusa oppure c’ero io, c’eri tuuuuuu. Pregevole è anche come giochi con la voce modificandola sulla velocità, dando proprio l'idea dell'adrenalina che dona il luna park. 
Non mi rimane niente / C’ero io, c’eri tu / Una lacrima mi scende anche se ti scorderò in un club il sabato /È tutto così amarcord, comico e tragico / Cosa eri tu, non lo so, ma un po’ mi avevi illusa... sai, però, forse in un film io con te non mi c’immagino credo sia la parte che descrive al meglio il messaggio che vuole portare la Toscano. Sottovalutato e ingiusto il diciassettesimo posto, per quanto mi riguarda. 

SHABLO con GUÈ, JOSHUA e TORMENTO - La mia parola - 10
Seriamente, diciottesimo?! Stiamo scherzando spero. 
Shablo fa il suo esordio con un brano veramente da paura, con una produzione molto acuta e mirata (non da poco, infatti, il campionamento di Think (About it) di Lyn Collins) coadiuvato dagli esordienti Guè e Joshua con Tormento, che torna dopo la partecipazione del 2001 con i Sottotono, con cui collaborerà anche in Spirito Libero, altra canzone con un gran campionamento che certifica le potenzialità del trio. La mia parola non è un semplice brano, infatti, mescola jazz, gospel (che si può ben sentire con il coro femminile all'inizio), black music e puro hip-hop, per un calderone che crea una pozione magica capace di farti andare su un'altra dimensione. Soprattutto, però, a differenza dei classici brani sanremesi, è la prima volta che nella cittadina ligure approda il vero rap crudo di strada (ne sono esempi i versi tu fai chatty chatty, io faccio parlare il mio flow oppure Fai il mio nome tre volte, Beetlejuice / Suona ancora più forte, Bad and Boujee / Rock’n’roll, lo sai, party e bullshit), senza snaturarsi in trap o qualcosa che lo imiti.
La vera sorpresa, però, è la calda, avvolgente, voce di Joshua: un gospel che dà il twist al brano, sicuramente inaspettato date le caratteristiche dei due maestri dell'MC. 
È un inno alla voglia di rivalsa e di emergere in un contesto difficile come quello della grigia città. Vi rimando all'analisi del testo in questo articolo. Insomma, un pezzo completamente differente che meritava la vittoria a mani basse, però, si sa: a Sanremo questa roba non viene apprezzata dai "vecchi".

ROSE VILLAIN - Fuorilegge - 6.5
Rose torna dopo un solo anno alla kermesse dove presentò Click Boom! facendo un gran successo anche - e soprattutto - radiofonico con un brano dalle stesse vibes. Esattamente come il suo predecessore, Fuorilegge parte in maniera lenta per poi alzarsi nella tonalità, dando forza alla voce della cantautrice di stampo newyorkese: questo lo si nota soprattutto nel passo e se amarti fosse un crimine, fino a "esplodere" nel ritornello molto allegro e fresco. Un buon brano in pieno stile Rose che, tuttavia, è troppo copia di Click Boom!, il che gli fa abbassare la valutazione... peccato anche per la lunghezza.

JOAN THIELE - Eco - 10
La valutazione non può che essere pari alla canzone di Shablo! Tra i principali motivi che inducono ad assegnare il voto più elevato concorrono sicuramente la voce della cantautrice desenzanina - molto dolce e particolare - e la produzione raffinata di MACE. 
Un brano dedicato al rapporto col fratello (se ci sei tu ho, più coraggio / e ti giuro ricordo quando eri bambino e restavamo ore abbracciati nel letto per sentirci più grandi / sarò la tua eco / se ci sei tu, sì, resto calma) e alla musica che cresce ascolto dopo ascolto e che rapisce soprattutto grazie alle chitarre elettriche del producer famoso anche per La canzone nostra di Salmo e Blanco
Notevole anche il passo Fidati è meglio sbagliare che restare immobile, un segnale a buttarsi prima di rimpiangere i momenti persi. 
Lei, poi, mostra tutta la sua bravura vocale che già si era vista nel singolo No caption needed in collaborazione con il vicentino Nitro e nei suoi precedenti: dolce ma anche carica, sapendo dominare bene il palco. Anche il suo album uscito dopo la kermesse, Joanita, è un vero gioiello che spero la lanci definitivamente nelle scene musicali che contano. 
Eco si dimostra un brano diverso e fuori dai classici schemi che... guarda un po', Sanremo ha rilegato al ventesimo posto: impeccabile, in tutti i sensi.

FRANCESCA MICHIELIN - Fango in paradiso - 5.5
Dopo centomila lacrime le grondaie cadono / Mi hai fatta piangere fuori dallo stadio / Quante volte mi avrai fatto il cinema dentro quel supermercato / Non c'è più un soffitto... si capisce bene che la Michielin ha sofferto molto l'ultima relazione finita male. Infatti, la canzone è stata scritta proprio per quello ma, a differenza di altri singoli come, ad esempio, occhi grandi grandi questa è troppo debole e troppo sanremese per i miei gusti, rendendo quasi un'ardua impresa esaltare le grandi doti di questa grande musicista. 
Francesca sa fare nettamente di più, senza alcun dubbio: insufficiente.

MODÀ - Non ti dimentico - 3
Io ti dimentico, eccome. Classico brano "alla Modà" di cui potevamo fare tranquillamente a meno dato che le palle cadono e rotolano da sole.

MASSIMO RANIERI - Tra le mani un cuore - 3.5
Un altro che non so che cazzo partecipi a fare. Ballata pallosa e banale per la classica quota dei vecchi nostalgici che si salva leggermente solo per il testo (gli autori sono comunque Ferro e Nek) e per la sua voce. Se proprio devono partecipare questi artisti, che provino a innovare come i Ricchi i Poveri, altrimenti possono tranquillamente starsene a casa.

SERENA BRANCALE - Anema e core - 8.5
Conosciuta principalmente per la hit di TikTok "Baccalà", Serena è una piacevole sorpresa. Porta un brano che spazia tra il jazz e il folk, generi a cui la Brancale è particolarmente avvezza: non a caso nella serata cover ha portato proprio un brano di Alicia Keys, una delle voci soul moderne più belle, interpretandolo in modo magistrale. 
Il brano differisce dai canoni sanremesi e spazia tra differenti generi esaltando la vocalità della cantautrice barese nel modo migliore. Piacevole il riferimento proprio al brano di Pino Daniele e, prima ancora, all'originale di Salve D'Esposito intitolato come il suo, non a caso la scelta di inserire proprio parti in dialetto napoletano nel testo, difatti.
Troppo poco valorizzato per i miei gusti, meritava una top 10.

TONY EFFE - Damme 'na mano - 2
Vi prego, datece 'na mano per riprenderci da questa orripilante creazione. 
Niccolò fa il suo esordio alla kermesse e potevamo sinceramente farne a meno... il brano si concentra sul ritornello - basato su uno stornello tipico romano "alla Califano" - ma fatto veramente male: assurdo a pensare che il ritornello è forse la parte più cruciale del brano, dato che è la più mnemonica. 
Se ci aggiungiamo, inoltre, che né sa cantare né ha padronanza della sua lingua abbiamo fatto bingo: un disastro totale che abbassa ancor di più il livello di questa kermesse, già basso. Il testo, poi - ma non c'è nemmeno troppo da sorprendersi - è di una banalità impressionante... sono il classico uomo italiano, amo solo mia madre Annarita è l'esempio più lampante. Sinceramente, lo avrei messo all'ultimo posto a mani basse con Cristicchi.

GAIA - Chiamo io, chiami tu - 7.5
Si esibisce per prima e apre la kermesse con un brano pop e ritmato firmato da Tropico e Zef che fa ben presagire. Chiamo io, chiami tu si fa ricordare per l'ipnotico ritornello che fa ballare tutti, grazie anche a una coreografia iconica (è diventato famoso infatti, in seguito, il suo coreografo che mostra come si fa in un video), favorendolo molto agli airplay radiofonici. Sarà un brano che sentiremo molto in estate, oltre a essere uno step in più rispetto allo scorso presentato a Sanremo, Cuore amaro. Inoltre, il fatto che Gaia balli oltre a cantare lo rende ancora più difficile: un'artista che è stata veramente troppo sottovalutata in favore dei soliti amati dalle fanbase.

CLARA - Febbre - 6.5
Dopo Diamanti Grezzi, con cui aveva vinto l'edizione Giovani, Clara torna in gara con un brano prodotto da Dardust in cui racconta i su e giù causati delle emozioni - proprio, appunto, come la febbre che sale e scende - e non sfigura, nonostante resti un po' acerbo: da lei, infatti, dopo il successo di Nero Gotico, ci si aspettava sicuramente di più. Il pezzo scorre, si, ma è troppo simile al precedente nonostante spicchino i "giochi" elettronici dell'eclettico compositore marchigiano come successe in La genesi del tuo colore
Raffinata, come sempre, la penna di Madame che si nota soprattutto in parti come mille lune passeranno e una ci sarà per sempre. 
Lo definirei il classico positivo ma con riserva...  

RKOMI - Il ritmo delle cose - 9
Un grande brano davvero troppo sottovalutato e non compreso quello di Rkomi che si presenta per la seconda volta alla kermesse dopo l'esordio - molto positivo per le radio, meno per la classifica - del 2022 con Insuperabile
Il rapper di Calvairate giunge più convinto dei suoi mezzi rispetto alla prima apparizione e porta un brano - che anticiperà un eclettico album dal titolo decrescendo. pieno di varie collaborazioni sia vocali che in ambito della produzione - molto più introspettivo che ci fa riflettere sulla vita odierna. Infatti, il centro dell'attenzione è puntato sulla routine quotidiana che ci inghiottisce sempre più, togliendoci le libertà e la spensieratezza. Il ritmo delle cose, che descrive proprio questo, cerca, perlomeno, di dargli un senso. 
Molto significativo è, infatti, anche il videoclip, girato in una lavanderia di Milano, che mostra le differenti fasi della vita fino a quando si resta soli, come accade nel caso della  signora, facendoci riflettere su cosa succede quando tutti ci abbandonano. 
Come Vasco arriva - immeritatamente - penultimo in classifica e riceve critiche soprattutto per il suo modo particolare di cantare, troppo somigliante al "corsivo" e fuori tempo. Son sicuro (e siamo sicuri), tuttavia, che si prenderà il merito che gli compete!

MARCELLA BELLA - Pelle Diamante - 5
Forte, tosta, indipendente / Pelle come diamante, non mi fa male niente
Stronza, forse, ma sorprendente / Una mina vagante, sono una combattente / Non mi tocca niente: Marcella torna ancora a Sanremo dopo l'edizione del 2007 (dove fu eliminata con suo fratello) e lo fa con un brano femminista senza alcuna anima, risultando molto banale - al contrario di Mariposa dello scorso anno della Mannoia che fu, non solo carico di significato, ma anche ritmato e gradevole. Ciò che lo solleva dalla debacle più assoluta è la strumentale un po' movimentata modello Ricchi e Poveri. Forse non meritava sicuramente l'ultima piazza, però, no, non ci siamo.

EMIS KILLA - Demoni - 4
Doveva segnare il suo esordio a Sanremo, tuttavia, a causa del coinvolgimento con i gruppi ultras milanisti coinvolti in una vicenda giudiziaria con dei gruppi collegati alla criminalità organizzata, si è dovuto ritirare prima dell'inizio della kermesse: per questo dovrebbe essere non valutabile ma, visto che è stato comunque pubblicato, proseguiremo alla valutazione.
Demoni è una canzone indirizzata a un bacino di utenza differente da quello abituale del rapper di Vimercate che racconta la chimica che si crea tra un ragazzo e una ragazza (no, non quelli dei The Kolors!) in maniera non troppo aulica. Brano differente dall'hip-hop con cui è conosciuto e che strizza l'occhio al pop-commerciale: esperimento fatto male, fallito e bocciato.

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