SANREMO 2024: LE PAGELLE DELLE CANZONI IN GARA!
FESTIVAL DI SANREMO 2024: LE PAGELLE DELLE CANZONI!
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| Angelina Mango, figlia del celebre cantautore, con il Leone d'Oro dopo la vittoria |
CLARA - Diamanti grezzi - 8.5
Un diamante grezzo lo è proprio lei, l’interprete della canzone: l’autrice di “Origami all’alba”, risultata trionfatrice di Sanremo Giovani, porta sul palco un pezzo più carico di “Boulevard” firmato La Cava e Katoo (quelli della hit “Insuperabile” di Rkomi per capirci). La canzone parte piano per poi diventare un crescendo di ritmo grazie all'entrata delle martellanti batterie di Ale, lei ha una bella voce e il ritornello ti entra in testa. Forse un pochino acerbo ancora, certi punti non si sentono molto bene, ma Clara ha un bel potenziale da coltivare.
SANGIOVANNI - Finiscimi - 4.5
No, per dirla nel suo (e mio) dialetto, va in mona che non ghe semo par ninte.
Ok, va bene che è una ballata che parla delle sue difficoltà (e questo, unito alla volontà di volersi fermare, gli fa solo onore!) ma scende troppo nel classico, oltre che non essere vocalmente perfetto. Non la salvano nemmeno i 2nd Roof, capaci di ben altro. Dopo il successo di “Farfalle”, insomma, bocciato.
FIORELLA MANNOIA - Mariposa - 7.5
La cantante romana torna al Festival dopo il secondo posto del 2017 e stavolta, no, non (m)'annoia. Il pezzo, ispirato alla storia delle sorelle Mirabal, è un manifesto verso la violenza sulle donne contaminato dalle raffinate penne di Cheope e Federica Abbate molto latineggiante ma ritmato che lei padroneggia bene vocalmente. L’hanno ingiustamente accusata di bestemmia in quanto il verso orgogliosa e canto sembra dica proprio orcoD*o se canto: ovviamente è solamente una pareidolia su cui farci ironia (la stessa autrice ci ha riso su)... Fiorella canta orgogliosa eccome!
LA SAD - Autodistruttivo - 5
Si sono autodistrutti. E non certo per come si sono presentati: su quello per me, non c’è nessun problema.
Il fatto è che il brano, sebbene non è male, e ha un testo interessante (firmato anche da Zanotti dei PTN), che sensibilizza su quella brutta situazione - la depressione - che porta al suicidio, in live non è accattivante ed è un tentativo di emulare il punk risultandone però la versione “serie B”. Non basta per la sufficienza: potete fare meglio LA SAAAAAAAAÆD!
IRAMA - Tu no - 7
Poteva fare una canzone ritmata come “La genesi del tuo colore” (a mio parere la migliore portata a Sanremo) ma tu no, preferisci portare una canzone struggente. Il che non è un male, Filippo lo sa fare bene e rende bene l’idea oltre a portare un testo che potrebbe essere tranquillamente considerato poetico. Però, dai, alla lunga diventa una solita palla da Sanremo…
GHALI - Casa Mia - 9.5
Tra i miei preferiti, il secondo vincitore di Sanremo assieme alla vera vincitrice: Ghali - già da anni affermatosi nel panorama musicale della sua generazione - non sfigura e porta un bel brano strutturato musicalmente bene con un testo assai interessante: rende “felice” una vera e propria critica a una situazione che sappiamo bene essere complessa, il genocidio tra Israele e Palestina (un po' come Caparezza fa con "Vieni a ballare in Puglia"). In più, oltre giustamente a portare l’attenzione sul tema (e quegli inetti della RAI lo censurano, evidentemente la verità gli fa male, come la Caselli), dato che il brano parla di un dialogo tra lui e un Extraterrestre, architetta un ottimo siparietto con Rich_Ciolino, un personaggio che impersonifica un alieno.
Un brano così poteva anche vincere ma, come dimostrano gli Elii, evidentemente critiche e messaggi politici non potranno mai farlo, meglio parlare del solito amore di merda. Che noia.
NEGRAMARO - Ricominciamo tutto - 6.5
I Negramaro ricominciano tutto dopo anni di stallo e, dopo essere andati su quel palco per la prima volta nel lontano 2005, nonostante furono eliminati subito, fecero proprio carriera con quel “Mentre tutto scorre”: ecco, questa canzone scorre facilmente. Non è, infatti, eccelsa ma resta comunque un brano degno della band salentina, accentuato dalla voce di Sangiorgi.
ANNALISA - Sinceramente - 9
“Sinceramente, quando, quando, quando…” ti entra in testa, poi non ti esce più. La cantautrice di Carcare non riesce a raggiungere, da buona eterna seconda, la vittoria, ma, ne siamo tutti sicuri, continuerà la sua cavalcata verso il successo sempre più commerciale. Il brano, differente da altri meno vivaci - che, tuttavia, mettono in risalto la sua gran voce - ricalca l’onda degli ultimi successi “Bellissima”, “Mon Amour” ed “Euforia”, risultandone sia piacevole che ottimo per le radio, nonostante possa risultare un po’ ridondante.
Però, una discreta struttura musicale e l’uso, soprattutto, di un iconico sintetizzatore (non a caso nei duetti ha scelto proprio una canzone regina del synth) lo rendono, sinceramente, uno dei migliori in gara.
MAHMOOD - Tuta gold - 9
L’artista originario del Gratosoglio se va a Sanremo va per un motivo solo: ha il brano giusto per puntare alla vittoria. Ok, quest’ anno non ci arriverà primo ma quel “cinque cellulari nella tuta gold, baby non richiamerò”, coadiuvato dal balletto, vi resterà in testa facilmente. Il brano in più è fresco, orecchiabile, piacevole e dal classico suono arabeggiante che ti manda in estasi: ben notevoli sono le melodie di Ettorre e Katoo: un bel nove pieno per lui.
DIODATO - Ti muovi - 7.5
Classica ballad alla Diodato e simile a “Fai rumore” con cui vinse (nonostante meritassero i PTN quell'anno), è comunque un brano ben strutturato e moderno che non si può di certo penalizzare, però mi piacerebbe vedere un Antonio magari più spinto a uscire dai suoi soliti schemi su cui si muove molto bene, comunque ampiamente sufficiente.
LOREDANA BERTÈ - Pazza 7
Con un brano completamente autobiografico, la Bertè - ormai una veterana del Festival - si ripresenta dopo l’enorme successo del 2019, quando arrivò inspiegabilmente quarta con “Cosa ti aspetti da me”. Questo è un brano movimentato che vincerà (anche qui inspiegabilmente) il Premio della Critica Mia Martini, dedicato a sua sorella: a mio parere, nonostante apprezzi il fatto che a più di settant’anni suonati resti sempre una grande anima rock, non è all’altezza del precedente presentato alla kermesse e quindi non posso assegnare una valutazione troppo alta, nonostante anche la seconda posizione a "Una Voce per San Marino".
GEOLIER - I p’ me, tu p’ te - 8.5
Criticato per il secondo posto e per l’anomalia del punteggio del televoto assai alto, Geolier si presenta al suo primo Sanremo da artista emergente che ha venduto milioni di copie col suo ultimo album. E si capisce comunque il perché: non è uno sprovveduto e, sinceramente, sebbene anche secondo me non fosse da seconda posizione, i commenti negativi sono semplicemente assurdi… non se li merita proprio - soprattutto perché sicuramente basati sulla sua provenienza e sul fatto che ha presentato una canzone completamente in dialetto (prima cosa, meglio: l’italiano avrebbe snaturato il suo stile, secondo non è l’unico: lo portarono persino i Pitura Freska e Davide van de Sfroos ma lì non si fece polemica).
Parlando del brano, invece, è musicalmente molto intrigante e complesso: si tratta infatti di un up-tempo di genere hip-hop a 118 BPM, rendendolo molto ritmato e difficile da stargli dietro, Emanuele ci riesce dando comunque un’impronta tutta sua, più dolce rispetto a quello che ci ha abituato. Promosso a pieni voti!
ALESSANDRA AMOROSO - Fino a qui - 5.5
Arrivati fino a qui con dei bei brani da voti alti, ora cadiamo un po’. L’amica di Emma si presenta con un brano un po’ troppo “debole” nonostante provi a metterci un suo tocco personale, risultando un pezzo da dimenticare facilmente. Diciamo che ne ha fatti di migliori… probabilmente ha giocato un ruolo anche l’emozione della prima volta.
L’unica cosa è che, fortunatamente, rispetto al suo solito, qui non urla. Insufficiente.
THE KOLORS - Un ragazzo, una ragazza - 8
Aaah, è sempre la stessa storia… i The Kolors è da Amici che sfornano delle hit e anche questa volta non si smentiscono: dopo il mega successo radiofonico di “ITALODISCO”, il gruppo di Stash si ripresenta a Sanremo - a seguito dell’esperienza del 2018 in cui portarono “Frida, mai, mai, mai”, canzone completamente differente dal loro stile - con un’altra canzone destinata a diventare un gran successo per le radio. Testo non di certo esaltante ma ritmo estivo che segue la scia degli ultimi successi estivi, ce la immaginiamo già tutti al Papeete e in ogni discoteca italiana: il comun denominatore è cassa dritta, giro di chitarra alla Prince e basso incessante. Ben fatto!
ANGELINA MANGO - La noia - 9.5
Con la Mango non ci si annoia di certo, a discapito del nome del brano. È la canzone vincitrice e se lo merita: che dire… un brano innovativo e fresco che strizza l’occhio anche alla cumbia, sprigionando tutte le mille sfumature del suo geniale produttore Dardust e ispirandosi alle melodie più di “Santè” di Stromae che “Boogie Nights” di Rkomi e Ghali a cui l’hanno paragonata.
In più il punto forte è la particolare e fine penna di Madame, una delle giovani cantautrici più influenti degli anni Venti: aggiungeteci la voce pulita e l’energia da animale da palco di Angelina (che al di fuori è una cuuuucciola) ed ecco il perfetto mix per vincere Sanremo.
Memorabile, dolce, strappalacrime e da applausi la coraggiosa scelta di omaggiare il padre con uno dei suoi brani più celebri, “La rondine”. Complimenti Angelina, che te lo dico a fa!
IL VOLO - Capolavoro - 5
Semplicemente non rende l’idea del titolo: di capolavoro ha ben poco. Immensa la loro voce, senza alcun dubbio, ma è un brano piatto e senza niente di particolare, impossibile replicare la vittoria di nove anni prima (anche qua, fece più successo Nek…), anzi, andrà facilmente nel dimenticatoio.
BIGMAMA - La rabbia non ti basta - 4
Ha un testo interessante che parla del cambiamento, le insicurezze e le paure dell’artista di non essere accettata e, nella versione stereo, non mi dispiace nemmeno… però, però… dal live no, non rende per niente. La voce non è pulitissima anche se cerca di arrivare a certe note. Radiofonicamente potrebbe funzionare: bocciato ma con riserva, BigMama comunque era evitabile: perché non chiamare, per esempio, Margherita Vicario? Me lo domando ancora.
RICCHI E POVERI - Ma non tutta la vita - 7
“Anche la più bella rosa diventa appassita”. Non per i Ricchi e Poveri, che tornano a Sanremo dopo 32 anni con un brano che, a differenza degli ultimi artisti over 60 chiamati da Ama, sorprende per musicalità! Scritto e musicato da Cheope, Roberts e Marletta è leggermente più tendente al moderno oltre che a possedere un ritornello completamente ipnotico - quanto il balletto di Angela - vi farà girare la testa: votazione positiva per un gruppo che ha saputo reinventarsi!
EMMA - Apnea - 8
Con questa canzone si resta proprio in apnea: Emma sa il fatto suo e fa capire che di esperienza ne ha su quel palco (non a caso ha vinto anche se con un brano dei Modà): il pezzo è un crescendo che valorizza la sua voce, affinata sempre più nel corso degli anni, che esplode nel ritornello: la penna di Tropico poi aggiunge valore al brano che, son sicuro, lo sentiremo spesso in radio. Bel ritorno, Emma!
RENGA E NEK - Pazzo di te - 6
Entrambi dei veterani del Festival - Renga vincitore e Nek eterno secondo - si presentano in gara insieme per la prima volta con un singolo amoroso volto a promuovere la loro prima raccolta.
Il brano è lineare ed eseguito senza troppe sbavature dai due cantautori con un difetto: era adatto venti-trenta anni fa: nel 2024 non gira più di tanto, non a caso le radio ripropongono “Laura non c’è”, “Angelo” o “Fatti avanti amore”… no, non si diventa pazzi di RengaNek.
Sufficienza e compitino portato a casa, ecco.
MR. RAIN - Due Altalene - 4
Una ballata da sfracassarsi i coglioni. Il signore che scrive solo quando piove torna dopo un anno al Festival quando esordì con “Supereroi” classificandosi terzo ed entrando nei cuori di tutti con la performance che portava dei bambini per il coro del ritornello. Questa volta non riesce a replicarsi e fa pure peggio: inspiegabilmente alle radio piace e la trasmettono… non ci siamo.
BNKR44 - Governo punk - 5
Musicalmente ci sta anche: è un classico basato su suoni distorti e astratti coadiuvato da un buon flow dei cantanti ma, comunque a mio avviso, nulla di strabiliante. Il testo è quello che fa la differenza: polemica, critica e riflessione su tematiche attuali: non a caso si dice “in periferia la nebbia è la stessa dal 2003”. Meritava qualche posizione in più, ma è ancora un brano troppo acerbo: d’altronde i bnkr44 sono in attività solo dal 2019. Migliorabile.
GAZZELLE - Tutto qui - 3
“Sembriamo due panda, amore mio” is the new “È da tempo che non sento più, la tua voce al mattino che grida: "Bu””. Una solfa pallosissima - oltre che assolutamente piatta, cantata senza anima - che fa addormentare l’Ariston: io mi domando… a che cazzo serve portare l’indie?
DARGEN D'AMICO - Onda alta - 7.5
Genio delle hit e dei ritornelli dance mixati con l’hip-hop, si ripresenta, dopo due anni da “Dove si balla”, con un altro brano super ritmato e rappato - questa volta però, con un testo molto più profondo e critico del precedente. In “Onda alta” si parla del genocidio tra Palestina e Israele e altri temi politici che gli fa onore come Ghali. Peccato non possano dare il premio per il miglior testo a più artisti, lui e Ghali se lo meritavano con la Mannoia.
Anche se non sfonda come il precedente brano, ti entra in testa e i suoi look esilaranti pure (la prima sera si presentò con degli orsetti di Moschino…): Dargen sa sfornare hit.
ROSE VILLAIN - Click Boom! - 8
Che sorpresa Rosa! Che cantasse bene non c’erano dubbi, ma che avesse una tale estensione vocale no. Piacevole il contrasto tra inedite strofe “urlate” e il ritornello esplosivo, molto più suo stile per chi la conoscesse già: tuttavia, sebbene sottovalutato e si meritava delle posizioni migliori, qualcosa non mi convince… come se non fosse il brano giusto da portare alla kermesse: i suoni di Sixpm in questo caso vengono messi in sordina, la Villain di 64 Bars e ”Io, me ed altri guai” non si sente bene, come se non fosse a suo agio. Forse ha voluto rischiare essendo su un palco così… rischio riuscito a metà.
SANTI FRANCESI - L’amore in bocca - 8.5
Il duo vincitore di X Factor e scoperto da Rkomi porta, dopo aver guadagnato l’accesso a Sanremo attraverso Sanremo Giovani 2023, una canzone sottovalutata da tanti: parte piano e sembra non convincere ma, a un attento ascolto, si percepiscono tutte le sfumature musicali e il talento vocale di Francese, capace di modificare la voce a suo piacimento: il pezzo è un completo crescendo che diventa gradevole.
Questi ragazzi hanno un qualcosa di particolare da coltivare.
FRED DE PALMA - Il cielo non ci vuole - 4.5
Non solo il cielo Fred, fidati, anche noi. Forse non meritava proprio l’ultima posizione ma è un branetto da poco, senza niente di particolare: non c’è, purtroppo, il suo rap degli albori ma nemmeno l’eccessivo, fortunatamente, uso del rap versione reggaeton criticato, giustamente, da Marra. Resta un quesito fondamentale... cazzo ci è andato a fare a Sanremo?
MANINNI - Spettacolare - 4
Talmente spettacolare che, al di fuori della kermesse, non si è mai sentito quanto il cantante.
Basta questo per descriverlo: scivola via facilmente nel dimenticatoio del festival.
ALFA - Vai! - 7.5
Approda a Sanremo dopo il successo di “Bellissimissima” che, per quanto banale, è suonata fresca e piacevole facendo un sacco di riproduzioni radio. La sua “Vai!” - che incita i ragazzi a buttarsi in ogni occasione per coltivare i propri sogni - è un brano fresco, giovanile e molto piacevole da ascoltare: lui, poi, dal vivo non stecca e canta bene nonostante la giovane età. Qualche voto in meno per la palese somiglianza (non plagio, attenti!) con ”Run” dei OneRepublic… ok ispirarsi, ma qui forse è un po’ troppo! 😅
Emozionante e da 9, invece, il duetto con Vecchioni in "Sogna ragazzo sogna", soprattutto quando il professore lascia finire la poesia al giovane genovese.
IL TRE - Fragili - 7
Anche Il Tre, alla sua prima apparizione, porta un pezzo che fa riflettere sulla fragilità di una relazione, esprimendosi tra il suo marchio di fabbrica - il rap freestyle - e la parte cantata di un ritornello non catchy ma comunque ben fatto.
Non male provare ad andare su questo tipo di genere ma resta un pezzo un po’ “fragile”… avrebbe spaccato molto di più con un brano dei suoi alla “Cracovia” con i suoni martellanti da batterie, bassi e cassa dritta di BVRGER.
Ma a Sanremo mi sa che non gireranno mai.


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