CIELS INCONTRA I CAMPIONI: JEFF BROOKS
JEFF BROOKS SI RACCONTA A CIELS MILANO
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| Il logo dell'università ospitante l'evento |
Alzi la mano chi non ha mai sognato di poter incontrare e parlare dal vivo con un personaggio famoso. Scommetto che siamo in tanti, non ho dubbi.
Mai come oggi gli studenti di CIELS Milano hanno potuto realizzare questo sogno attraverso l'organizzazione dell'evento di promozione del corso di Sport Management con l'intervista al giocatore di pallacanestro Jeff Brooks in una piacevole ed interessante intervista.
Volete sapere cosa ci ha riservato? Scendiamo in campo con lui allora!
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| Jeff Brooks in azione con la canotta di Olimpia Milano |
Informazioni personali
Jeffrey Brooks, detto Jeff, è un cestista statunitense - ma naturalizzato italiano a seguito di matrimonio - nato a Louisville il 12 giugno del 1989, che gioca come ala grande (la posizione offensiva sull'esterno del parquet, quella di Giannis Antetokumpo, Dirk Nowitzki, Pau Gasol, Draymond Green o Kristaps Porzingis per intenderci) per Olimpia Milano e per la Nazionale Italiana. É alto 2.03 metri e con l'Italia ha un rapporto assai forte, come da lui esplicitato, volendone conoscere e acquisirne la cultura (come riporta in a CANESTRI PRIVATI, cui si è concesso con un'intervista).
Carriera in pillole:
Comincia la carriera - in cui ha vinto uno Scudetto, una Coppa Italia, tre Supercoppe italiane e un'Eurocup - nei natii Stati Uniti, dove inizia a giocare alla Doss High School di Louisville, poi per quattro anni alla Penn State University dove si fa notare segnando 13.1 punti per gara con il 40.3% nel tiro da tre e 6.3 rimbalzi per partita.
Comincia la sua carriera professionistica l'anno successivo in Italia, a Jesi, in Serie A2 (17.0 punti con 6.9 rimbalzi), per poi passare alla Pallacanestro Cantù di coach Lele Molin. Debutta in EuroLeague - equiparabile alla Champions League nel calcio - con la media di 8.3 punti e 4.9 rimbalzi, vincendo la Supercoppa; dopo una breve esperienza a Caserta, passa a Sassari (dove gioca la sua seconda stagione di EuroLeague, dove totalizza un'ottima media di 9.3 punti e 5.0 rimbalzi) e conquista il titolo italiano, la Coppa Italia e la Supercoppa (con 9.0 punti e 6.5 rimbalzi a partita in campionato).
Nella stagione 2015/16 lascia l'Italia per approdare a Saratov in Russia. La breve esperienza si conclude subito: nell'anno dopo, il 2016, si trasferisce all'Unicaja Málaga dove gioca per due stagioni, vincendo nel 2017 l’Eurocup con una media di 7.3 punti e 4.1 rimbalzi. La stagione successiva ha registrato 8.8 punti a partita in EuroLeague con il 39.5% da tre.
Lascia la città andalusa nell'estate del 2018 per trasferisrsi definitivamente nel capoluogo lombardo alla corte della squadra di Giorgio Armani, sotto la guida prima di Simone Pianigiani e poi di Ettore Messina, mantenendo i 6 punti in media e conquistando nel 2018/19 la Supercoppa.
Esordisce nella Nazionale Italiana il 14 settembre 2018 nel match contro la Nazionale polacca, valido per le Qualificazioni Mondiali 2019, segnando 16 punti. Viene selezionato per giocare la FIBA World Cup 2019 dove mantiene una discreta media di 4,4 punti a partita.
La collaborazione con Ciels Milano - zoom meeting
CIELS è ormai da qualche mese attiva anche nell'ambito degli eventi, sempre in ambito innovativo, e ha coinvolto personaggi di rilievo nelle loro specialità, tra cui l'influencer Stefano Guerrera, il giornalista Gabriele Parpiglia, l'inviata per il programma Le Iene Mary Sarnataro, la conduttrice di Easy Driver ed ex partecipante di Donnavventura Margherita Adamo fino all'ex calciatore Maurizio Ganz o il giornalista sportivo Gianluca Di Marzio, questi ultimi per l'evento Serie A Revolution che ha promosso il nuovo corso di studi dell'istituto in Sport Management. Proprio per continuare la promozione di questa specializzazione, l'ala grande di Olimpia Milano viene chiamato dalla dott.ssa e prof.ssa Brenna a partecipare ad un'esclusiva intervista presso CIELS Milano (beh, a causa delle circostanze oserei dire... presso il canale ZOOM di CIELS), in cui si racconterà a fondo al sig. Bonacina e ai partecipanti. Scendiamo in campo! L'intervista domanda per domanda
Dopo una breve introduzione, l'intervista vera e propria, effettuata in lingua inglese, ha inizio. La prima domanda introdotta dal sig. Bonacina è relativa al periodo che siamo vivendo:
- "Come stai? Quanto ti manca in questo momento la pallacanestro e come sta procedendo la quarantena?"
- "Per fortuna sto bene, anche se non sto giocando, sto cercando di godere dei bei momenti il più possibile... ovviamente non è per nulla piacevole non vedere i miei compagni di squadra, ma bisogna solamente pazientare. La quarantena per me è come una benedizione: oh, si, sembra strano, ma posso finalmente godermi i momenti con mio figlio e mia moglie, cosa non possibile durante la normale stagione anche a causa dei vari viaggi che siamo abituati a fare. La vita è corta, godetevela al meglio."
La seconda domanda è dedicata alla situazione nel Paese natio:
- "So che anche negli Stati Uniti la gente è costretta a stare a casa, e tu là hai i tuoi familiari, nonchè i tuoi amici, com'è la situazione?"
- "Bè, non sono di certo un dottore, quindi per me è difficile delineare la situazione, non so delinearvela perfettamente. È come in Italia: la gente è costretta alla quarantena forzata, mia mamma ad esempio è immersa nella situazione per lavoro, è nel suo dovere aiutare le persone ad avere un lavoro nonostante sia continuamente a rischio, tuttavia lo sa benissimo ma è quello che vuole fare."
Parliamo della pallacanestro nella terza domanda, nella sua forma di veicolo di unione:
- "Jeff, la pallacanestro si può considerare uno strumento di aggregazione? Sai, negli Stati Uniti questo sport è vita, qualcosa sulla bocca di tutti, cosa ne pensi a riguardo?"
- "La pallacanestro è nel DNA della popolazione, è un modo per connettere chiunque: è come se ci fosse chimica tra ognuno di loro. Ogni persona parla di pallacanestro, ogni persona guarda i momenti salienti delle partite, al pub/bar/ristorante si discute di pallacanestro, insomma ogni occasione è buona per scaturire un dibattito sull'argomento. Inoltre è diventata sempre più globale, guarda atleti entrati nelle top 10 quali Doncic o Antetokumpo, è molto bello da vedere: le persone amano questo gioco e adorano guardarlo."
Salta all'occhio quindi un paragone con il basket europeo, tema affrontato nella quarta domanda:
- "Secondo te, perchè siamo così distanti dal modello di gioco dell'NBA?"
- "Innanzitutto c'è da dire che il modo di giocare è totalmente differente: in Europa, a differenza degli Stati Uniti ogni partita non conta come tutte le altre, ma è decisiva. C'è una mentalità completamente differente. Inoltre, in Europa non si guarda troppo cosa fanno i propri compagni di squadra, emerge difatti molto di più l'individualismo, elemento che in NBA è molto meno presente.'"
Cominciamo a descrivere la carriera professionistica. Quinta domanda:
- "Ricollegandomi alle precedenti domande... la tua carriera è iniziata da li. Come è stato passare dal Kentucky a Jesi?"
- "Beh, devo dire che nonostante Jesi sia il mio luogo preferito, non è stato poi così semplice come sembra. La situazione è di quelle più difficili nella vita: sai, ho dovuto lasciare la mia zona di comfort, dove mi sento "al sicuro", per approdare in una nuova realtà dove non conoscevo né la lingua, né il cibo, né la cultura. Chiaramente mi ha reso un uomo migliore e più maturo, probabilmente tutto questo non sarebbe mai accaduto se non fossi approdato a Jesi e non avessi conosciuto Benedetta (la donna che poi sarebbe diventata la sua attuale moglie, ndr): questa è stata una componente fondamentale.
Poi mi sono trasferito in Russia e in Spagna - in questo Paese giocavo ugualmente per me stesso, tuttavia le persone erano tanto gentili che in Sardegna e persino mia moglie era confusa quando li salutavo con un semplice "ciao"; in Russia invece, nonostante mi sia comunque goduto l'esperienza, faceva davvero freddo, proprio come la popolazione (è risaputo che i russi sono freddi e ruvidi al contrario degli italiani ad esempio, ndr)... inoltre faticavamo a comunicare l'uno con l'altro e tutto ciò mi ha dato la sensazione di voler tornare a casa."
I nostri studenti CIELS sono anche interpreti: la sesta domanda che viene posta riguarda proprio l'importanza dell'inglese:
- "Quanto aiuta l'inglese in questo contesto?"
- "L'inglese è assolutamente importante, poichè è universale. Anche se continuo a lavorare sul mio italiano (nella squadra tutti parlano questa lingua), è il modo più semplice per capirsi, che sia dentro il campo o meno. Nella pallacanestro, come nella pallavolo ad esempio, a differenza di sport come il calcio, la lingua inglese è la lingua più utilizzata da tutti. Ci aiuta anche a lavorare tutti insieme."
La settima domanda viene posta da un utente ed è alquanto interessante, riguardante la NCAA (un'organizzazione senza scopo di lucro che gestisce le attività sportive degli atleti che partecipano ai programmi sportivi di 1268 college e università negli Stati Uniti e in Canada).
- "Cosa pensi della NCAA? Ossia, mi spiego meglio, la NCAA ha subito vari cambiamenti nel corso della sua esistenza e volevo domandarti qual è la tua posizione riguardo al suo sviluppo, credi possa svilupparsi in meglio rispetto ad ora?"
- "Domanda interessante, molto interessante. L'associazione è variata molto e uno dei principali cambiamenti riguarda il denaro, molti anni fa venivano pagati milioni di dollari e quanto veniva generato - nonostante sia senza alcun scopo di lucro - tratteneva i soldi per sé stessa. Fortunatamente, questo sta cambiando, grazie anche all'utilizzo del web, della propaganda e dei social network che hanno un ruolo importante nel mostrare gli sforzi effettuati. Detto questo, spero che vengano dati i soldi alle franchigie."
Passiamo all'ottava e alla nona domanda, entrambe fatte da due studentesse, riguardanti delle caratteristiche professionistiche:
- "Qual è stato il momento più significante per te nella tua carriera?"
- "Oh, sicuramente a Sassari quando ho vinto la coppa e lo scudetto. È una sensazione favolosa e quello che mi è rimato più impresso è stato come abbiamo dominato il gioco: c'eravamo solo noi e demolivamo ogni avversario. Ecco come sono fatti i sogni."
- "Io ho una domanda riguardante la vita professionistica... come affronti lo stress?"
- "Si pensa che il modo più semplice sia ricorrere a vari sistemi di sostegno, in modo da calmare l'ansia e lo stress da prestazione, ma il miglior modo per combatterlo è avere qualcuno al vostro fianco che vi supporti, qualcuno di cui vi fidiate: la famiglia, i compagni di squadra, ecc."
La decima questione riguarda un episodio alquanto comune tra le persone di colore: il razzismo.
- "Hai mai assistito a episodi di razzismo nei tuoi confronti?"
- "Innanzitutto devo precisare una cosa: come si può essere così cattivi solamente perché qualcuno è differente da me? Per quanto mi riguarda, comunque, no non ho mai avuto a che fare con episodi di razzismo, più che altro per quanto riguarda lo sport, probabilmente mi è capitato quando sono andato in discoteca: quando succede è difficile avere un confronto con tale gente che agisce solamente in modo violento, ovviamente non si può dire sempre che è tutto a posto l'unica soluzione per poter uscire da questo brutto circolo è ignorare. Fortemente ignorare."
A questo punto, arriva l'undicesima domanda un po' più tecnica posta dal sottoscritto, riguardante il modo di allenare dei suoi allenatori nella squadra di Armani:
- "Ciao Jeff, io avrei più di una domanda a dire il vero ma per ora te ne faccio solamente una ed è un po' più a livello tecnico. Tu sei arrivato a Milano due stagioni fa e hai avuto due allenatori differenti: Simone Pianigiani ed Ettore Messina; intanto quali sono le differenze tra i due e quale preferisci? Poi, Messina proviene da una squadra come San Antonio di Popovich e, non so come spiegarlo... dovrebbe far fare un salto di qualità per avvicinarsi al modello NBA, ma vedo ancora numerosi errori. Come mai?"
- "Guarda, sono due allenatori completamente differenti tra di loro, l'approccio di Pianigiani era molto più calmo e la preparazione più fisica mentre, al contrario, per Messina la preparazione mentale è assolutamente più importante di quella fisica. Preferisco di gran lunga Ettore in quanto si impara sempre mentre si gioca ed è molto più affermato. Ve lo ripeto di nuovo, secondo me la realtà NBA è completamente differente da quella europea: in questo continente ogni singola partita conta e ogni giorno è vitale. A proposito, Messina è molto più emotivo e carico d'emozione, trova sempre un modo per essere fiducioso, questa è un'ottima squadra con cui lavorare e vedremo cosa succederà nel futuro, spero che resti con noi."
La dott.ssa Brenna aggiunge quindi:
- "Se non sbaglio Jeff, non mi ricordo chi era ma già avevi un allenatore simile sotto questo aspetto a Jesi, no?"
- "Ehm... Stefano Cioppi. Lui mi ha insegnato come diventare un vero professionista e gli sarò sempre grato, ogni giorno mi spingeva a migliorare sempre al pari di Lele Molin e questo atteggiamento mentale è proprio come quello di Messina."
Dodicesima domanda, preparata dal sig. Bonacina, è riguardante al dispiacere di non aver giocato in NBA:
- "Tu hai giocato un Mondiale che ovviamente è un'esperienza impagabile. Questo non ti ha fatto provare il dispiacere di non aver giocato in NBA?"
- "Onestamente non mi secca. Non avrei avuto l'opportunità di conoscere mia moglie e giocare la Coppa del Mondo è stata un'esperienza davvero fantastica! Qualcosa di davvero impagabile... non sempre si fa qualcosa che ci rende felici, tuttavia è fondamentale secondo me trovare al più presto la propria felicità. Cosa fosse successo se non mi fossi goduto quest'esperienza? Chi lo sà... e poi, diciamolo, io ormai ho 30 anni e sono un giocatore compiuto, attualmente l'NBA è per ragazzi giovani di 19-20 anni, vedi Doncic o Young."
Per la tredicesima domanda posta da un utente passiamo ad un richiamo nostalgico...
- "Hai incontrato leggende come Riva, Marzorati e Meneghin. Cosa ti hanno insegnato?"
- "Beh, nonostante essi abbiano giocato a Cantù non ho fatto in tempo a conoscerli purtroppo, avevo solamente 23 anni quando giocavo li, ho sentito parlare di loro però. Sono però riuscito a conoscere e parlare con Dino Meneghin qui a Milano e devo dire che mi insegnato a migliorare la mia difesa."
Quindicesima domanda come la sedicesima poste dalle medesime studentesse cui avevano già posto le domande precedenti sono riguardanti qualcosa di personale:
- "Come hanno reagito i tuoi genitori quando gli hai detto che volevi diventare un atleta? Ti hanno dato dei consigli?"
- "Ovviamente come tutti mi hanno consigliato, ma è la prima cosa che ho sempre voluto fare... nonostante ciò non ho avuto l'impressione che non volessero supportarmi, anzi, al contrario mi hanno sempre incoraggiato! Mi hanno sempre detto di fare quello che volessi fare: sei felice? Allora fallo!"
- "Se non fossi diventato un giocatore di pallacanestro... cosa avresti fatto?"
- "Probabilmente se non fossi stato un cestista sarei diventato un veterinario, mi piace l'idea di curare gli animali... è come avere dei bambini, se non li si ha è assolutamente noioso. Poteva andare peggio, e, senza la pallacanestro nella mia vita (che la considero come una culla) sarei diventato con tutta probabilità un veterinario."
L'ultima domanda riguarda la lingua italiana:
- "Come sta andando il tuo italiano, Jeff?"
- "Ah, potrebbe essere migliore! Sto utilizzando moltissimo applicazioni come Babbel per impararlo e cominciare a parlare italiano anche all'interno della squadra. Anche se quando parlo in italiano è come se... sentissi che qualcosa è sbagliato."
L'intervento si conclude con i saluti della Presidentessa Matteucci che si augura di avere l'atleta in università quando tutto sarà finito.
Un sentito ringraziamento per la collaborazione da tutto il CIELS, Jeff!


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