LE RAGIONI DELL'ESONERO DI NAGELSMANN
nagelsmann e il bayern: un matrimonio finito troppo presto
Le ragioni del divorzio
| Julian Nagelsmann |
L'unione
Giugno 2021.
Hansi Flick aveva appena rassegnato le sue dimissioni poco tempo addietro per andare ad allenare la Nazionale Tedesca.
Per la società era difficile sostituire uno che aveva appena portato in Baviera ben sei titoli in una stagione: aveva individuato, tuttavia, il papabile sostituto in Julian Nagelsmann, tecnico (peraltro proprio bavarese!) appena trentatreenne del RB Lipsia, formazione arrivata quell'anno allo storico traguardo delle semifinali di Champions League. Insomma, le promesse c'erano tutte per continuare l'era alla perfezione (e a detta di Salihamidžić e Kahn l'idea iniziale era proprio di avere le premesse per iniziare un lungo matrimonio), invece qualcosa si è rotto e ha portato alla recente separazione dopo soli due anni.
Quali sono state le motivazioni di questo improvviso divorzio?
Dal calcio senza centravanti alla vita privata, andiamo ad analizzarle una per una.
L'addio di Lewandowski e il calcio senza centravanti
La prima motivazione è di natura prettamente tecnica: Julian ama giocare senza l'utilizzo di un vero centravanti (un po' come Guardiola) e questo ha fatto sì che il loro bomber di razza, Robert Lewandowski, ormai lì dal lontano 2013, quando fu strappato al Borussia delle meraviglie di Klopp, abbandonasse la baracca dopo ripetuti litigi con il giovane allenatore. Il risultato? Da quel momento in poi i bavaresi hanno faticato più del dovuto a trovare la via del gol in più occasioni, appellandosi perlopiù a Choupo-Moting.
Le vittorie non bastano...
Sebbene abbia portato il Bayern a vincere il decimo campionato di fila (battendo pure il record che apparteneva alla Juventus, che è rimasta ferma a nove), due Supercoppe di Germania e sia arrivato ai quarti di Champions sia nella scorsa (battuto, peraltro, come i bianconeri da un sorprendente ma non irresistibile Villarreal...) che nell'attuale stagione, la società gli ha imputato una colpa ben più grave: non saper valorizzare i talenti arrivati e presenti, tra cui Leroy Sanè. Inoltre, nonostante gli acquisti di De Ligt dalla Juventus e di Manè dal Liverpool, la squadra con lui non è mai davvero decollata.
"L'allenatore nerd" e il caso della talpa
Così lo ha definito Sky Sport: il laptop trainer per eccellenza, colui che, cresciuto a merendine e Football Manager, pensava (sbagliando) di poter telecomandare i giocatori attraverso mille schemi studiati su quarantamila tablet e aggeggi vari: sia chiaro, non è nemmeno negativa come idea, ma giocare a FIFA è una cosa, allenare una squadra di veri e propri giocatori... tutto un altro paio di maniche.
A Nagelsmann, peraltro, ha dato molto fastidio a tal proposito, che una presunta talpa (così l'ha chiamata lui) abbia fornito alla Bild le immagini delle istruzioni tattiche da utilizzare contro il Bochum, dimostrando tutto il suo disappunto in conferenza: probabilmente qualcheduno dello spogliatoio ne aveva letteralmente piene le palle di questi estenuanti tatticismi e allenamenti.
Alla fine, e questo caso lo dimostra, la meglio la hanno sempre i gestori - da Flick ad Ancelotti al fautore del corto muso, Allegri.
L'egocentrismo e la vita privata
Last, but not the least, come si suol dire, l'ego, atteggiamento che dai vertici del club bavarese proprio non è andato giù. Non solo pare, infatti, che si sia fatto molti nemici nel centro di allenamento (Neuer compreso che, a seguito dell'infortunio, si è visto licenziare il suo amico preparatore), ma che nel momento di difficoltà della squadra, l'eccentrico coach di Landsberg am Lech al posto di essere a Säbener Straße a dirigere l'allenamento fosse a sciare in Austria con la sua ragazza. Fidanzata che, secondo ultime notizie, non era per nulla gradita all'interno dello spogliatoio: essendo una giornalista della Bild, alcuni giocatori avevano paura che ciò che potevano dire potesse finire sul giornale... di certo non un gran biglietto da visita per un club così attento e serio come il Bayern, anche perchè, sbaglio o si dice che
quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare?
Un sogno tramontato in fretta
Insomma, il giovane Nagelsmann - da buon bavarese - sognava di raggiungere il Bayern Monaco e ci è pure riuscito.
Tutto sommato, nemmeno con scarsi risultati. Purtroppo, però, non ha fatto i conti con una componente che, per allenare grandi club come questo, è fondamentale: la pressione. Per allenare il Bayern, la Juventus, il Manchester City, l'Inter, il Milan e via discorrendo, infatti, non basta essere un ottimo allenatore conoscitore di famigerate tattiche. Allenare questi club significa anche saper immergersi nelle situazioni, farsi rispettare e gestire al meglio ogni situazione con autorità, carisma e deteminazione, caratteristiche che, purtroppo, Julian non possiede ancora: è arrivato troppo presto e quando la pressione si è elevata, lui non l'ha saputa gestire, facendo tramontare il sogno già al secondo anno.
Ora, il timone passa a Thomas Tuchel, colui che una finale di Champions l'ha persa da avversario, riuscendo però poi a strapparla al favorito Guardiola che tra due settimane affronterà proprio nei quarti di finale. Riuscirà il quarantanovenne di Krumbach a lasciare il segno e sanare le fratture lasciate dal giovane predecessore?
Lasciamo la parola al campo.
Insomma, il giovane Nagelsmann - da buon bavarese - sognava di raggiungere il Bayern Monaco e ci è pure riuscito.
Tutto sommato, nemmeno con scarsi risultati. Purtroppo, però, non ha fatto i conti con una componente che, per allenare grandi club come questo, è fondamentale: la pressione. Per allenare il Bayern, la Juventus, il Manchester City, l'Inter, il Milan e via discorrendo, infatti, non basta essere un ottimo allenatore conoscitore di famigerate tattiche. Allenare questi club significa anche saper immergersi nelle situazioni, farsi rispettare e gestire al meglio ogni situazione con autorità, carisma e deteminazione, caratteristiche che, purtroppo, Julian non possiede ancora: è arrivato troppo presto e quando la pressione si è elevata, lui non l'ha saputa gestire, facendo tramontare il sogno già al secondo anno.
Ora, il timone passa a Thomas Tuchel, colui che una finale di Champions l'ha persa da avversario, riuscendo però poi a strapparla al favorito Guardiola che tra due settimane affronterà proprio nei quarti di finale. Riuscirà il quarantanovenne di Krumbach a lasciare il segno e sanare le fratture lasciate dal giovane predecessore?
Lasciamo la parola al campo.
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